Cara Sara…

farfalla

Cara Sara,

voglio essere sincera con te. Pensavo che non ce l’avresti fatta. Pensavo che non ti saresti più rialzata quel giorno, avvolta dal freddo che ti faceva tremare e che ti colorava di viola unghie e labbra.

Tenevi stretta una bottiglia dell’acqua calda, come da piccola abbracciavi il tuo peluche preferito. Ti rifugiavi in quel calore, sperando di poter uscire dall’incubo che ti stava risucchiando, nell’illusione di poter rivedere dentro di te quel sole che fuori brillava.

Ricordo le lacrime versate il giorno in cui ti rendesti conto che non avresti più potuto ballare. Faticavi a rimanere in piedi più di cinque minuti e le braccia non riuscivano a stare in posizione.

Eppure eri ostinata, non volevi arrenderti. Continuavi a girare e a girare, sempre in senso orario. Volevi essere una farfalla, una bella e leggera farfalla. Più le punte strusciavano sul pavimento, più sentivi di poterle sollevare da terra. Più correvi sulla pista, più cercavi di sollevarti e di attraversare il cielo.

È sempre stato uno dei tuoi sogni da bambina, non è vero? Volare via, dove nessuno poteva raggiungerti. Ma ricorda: è stato anche uno dei tuoi incubi peggiori. Sognavi di volare e poi, all’improvviso, precipitavi nel vuoto. Ti risvegliavi di soprassalto, completamente sudata, con le lacrime agli occhi.

Ricordo che, un giorno, andasti a caccia di farfalle. Non volevi però fare loro del male. Volevi prenderle, una per una, per accarezzare le loro ali e assicurarti che non fossero spezzate. Volevi impedire che un giorno, danzando da un fiore all’altro, cadessero anch’esse nel vuoto.

Anche tu, cara Sara, volevi proteggerti, proprio come volevi proteggere quelle farfalle. Volevi delle ali leggere ma forti. Colorate e luminose.

Volevi sentirti libera, libera di giocare, libera di respirare, libera di volare. Libera di essere…

Eppure un giorno, qualcosa non andò per il verso giusto e incominciasti a sentirti debole.

Le tue ali si erano spezzate.

Agli appuntamenti con le amiche, sostituisti le ore in piscina oppure in bicicletta, quelle da cronometrare in corsa e le lunghe camminate in campagna.

C’eri solo tu e il tuo mondo, uno spazio che stavi occupando interamente; anche se, piano piano, stavi diventando piccola piccola perché di spazio, per te, ce n’era davvero poco..

Ricordo che volevi essere forte. Lo volevi, certo, ma avevi assecondato per troppo tempo il tuo volere alla volontà degli altri. Tutto per dimostrare di essere capace, di essere all’altezza delle loro aspettative. Non potevi tradirli. In fin dei conti, senza il loro amore, non potevi vivere.

Se solo avessero saputo ascoltare quel magma di emozioni che ti tenevi dentro! Capivano che stavi soffrendo enormemente?

Per amore, incominciasti a sacrificare il tuo corpo, un corpo con cui iniziasti a litigare fino a rimanerne imprigionata. Per amore, avresti scalato una montagna, attraversato il lago, ballato fino ad accasciarti a terra, senza più avere un briciolo di forza. Per amore avresti fatto qualsiasi cosa, fino a svuotarti, completamente. Volevi sacrificarti. Mentre quell’amore stava scomparendo.

Eppure eri forte! Eccome se lo eri! Eri capace di dominarti, resistendo alle tentazioni. Continuavi a correre quando le ginocchia non ce la facevano più. Fermarsi era diventata la punizione peggiore, così come le calorie di troppo.

Il controllo aveva preso il sopravvento su di te e lasciarsi andare era ormai troppo tardi..

Il deserto del desiderio…

Cara Sara, so che è dura. So che l’uomo nero che papà ti cantava talvolta ritorna a cercarti durante le tue notti insonni. So che fa male.

Spesso, ti sento singhiozzare mentre piangi. Sento il tuo cuore a pezzi, di nuovo. Ascolto il tremolio della tua voce. Ricordi sbiaditi e un presente che ti fa paura. Una ricerca di senso che è faticosa. Un amore che c’è, e è troppo, e quando è troppo tutto rischia di ricominciare..

Ora però non sei sola! Questa volta ti accompagnerò ogni giorno, lo prometto. Ogni giorno ricominceremo da capo, se necessario.

Ho voglia di credere che, insieme, tutto sia possibile.

                                                                                                Tua Sara

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Quello che provi

Gocce di colore

riflessioni-quello-che-proviQuando ci sei dentro ci sei dentro. Non ci sono parole, nessuna spiegazione, solo quello che provi e vivi quotidianamente, tutto il resto è distante, lontano anni luce.
Non c’è spazio per altro, per affetti, amori e amicizie. Niente, solo tu e quello che senti, e lo senti con una tale prepotenza da non riuscire a sentire altro, nemmeno le parole delle persone che più ti vogliono bene e che per te farebbero di tutto. E’ come esserci fisicamente ma non con il resto, con quella parte di te che è la più importante, quella delle emozioni.

Emozioni forti, il più delle volte dolorose, emozioni che diventano la risposta a pensieri insistenti, tanto da trasformarsi in ossessioni. E la cosa più triste è che tu non riesci a vederlo, non perché sei sbagliata, non perché in te ci sia qualcosa che non va, solo perché lei, la malattia, è fatta…

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Non sono bella, sono forte: il movimento contro gli stereotipi sulle donne

Al di là del Buco

strongisthenewpretty11

Traduzione di un pezzo che in realtà è un commento a presentazione di alcune foto magnifiche che parlano di bambine forti, osservate non più da un punto di vista che le imprigiona con stereotipi sessisti, ma quell’altro che le vede per quello che sono: meravigliosamente forti. QUI il pezzo in spagnolo, tutte le foto sono di Kate T. Parker e grazie per la traduzione a ScarletFever e Doriana. Buona lettura!

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Non è una frase fatta. La fiducia in voi stesse, la forza, e la totale indifferenza sull’apparire belle o no, è il vestito che vi starà meglio nella vostra vita.

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Grassofobia e la cattiveria gratuita di chi commenta

Al di là del Buco

Foto della fotografa brasiliana Mariana Godoy che ha dato il via ad un progetto chiamato &quot;empowering me&quot; Foto della fotografa brasiliana Mariana Godoy che ha dato il via ad un progetto chiamato “empowering me”

Giulia scrive:

Stamattina, scorrendo le notizie sulla home di facebook, mi è comparso un post al quale un mio “amico” aveva messo Mi piace: non ne conosco personalmente, né per sentito dire, l’autore e nemmeno mi interessa, ma ho letto quello che c’era scritto. Si trattava di un breve commento al progetto della fotografa brasiliana “empowering me” (al quale questo blog aveva dedicato un breve articolo), dedicato alle donne con un corpo “fuorinorma”, per combattere i (pre)giudizi sulla bellezza legata alla taglia dei jeans. Questo tizio commentava che non sopportava l’”orgoglio” delle “chiattone”, affermando che il loro essere “malate” per scelta costa soldi alla sanità, denaro che potrebbe venire impiegato per chi ha un tumore e non ha certo mai voluto venire condannato a morte. Terminava il tutto con una frase paraculissima sul…

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Sofferenza

Gocce di colore

riflessioni-sofferenzaQuando ci si trova a dover lottare contro qualcosa che sembra essere più grande della propria persona è normale sentirsi piccoli, fragili, di fronte a quello che è un ostacolo enorme, un qualche cosa che sembra insormontabile.
Questo è quello che succede con i disturbi del comportamento alimentare, di fronte ai quali si ci sente impotenti, deboli, come se non si avesse la forza necessaria per far fronte a quello che viene chiesto per riuscire a superare la malattia. La sensazione di impotenza è grande, come grande è lo sconforto per il non essere in grado di uscire da quel circolo vizioso che si instaura, soprattutto con la bulimia, che ancor più fa provare sentimenti di vergogna e solitudine.

Le giornate passano così con tristezza, con il pensiero di non essere all’altezza delle altre persone, di non valere come valgono le persone “normali”, le persone che riescono a costruirsi una…

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