Daniela e Silvia

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Sono Daniela e nel 2009 mia figlia Silvia fu ricoverata per quasi 5 mesi presso il Cdca (Centro Disturbi del Comportamento Alimentare) di Gussago (BS) per Anoressia Nervosa. E’ ancora emozionante trovarmi, a distanza di 7 anni, a ripercorrere quello che posso assolutamente definire uno dei peggiori periodi della vita mia e della mia famiglia…

Non intendo dilungarmi tanto sulla malattia di Silvia, ma piuttosto su quanto, lei in primis e tutti noi di conseguenza, abbiamo passato a livello emozionale, relazionale, istituzionale e terapeutico…in quale tunnel ci siamo ritrovati e persi, ma soprattutto, il mio impegno oggi di testimoniare con convinzione che dai DCA si può guarire…abbiamo riscoperto la bellezza della vita una volta che Silvia è guarita!

Quante difficoltà, paure e pregiudizi abbiamo dovuto superare…eravamo soli, tanto soli…non saper dove andare per cercare almeno di capire cosa stava accadendo a nostra figlia…l’imbarazzo e la paura di chiamare col nome giusto la malattia di cui soffriva Silvia…non mangia, dimagrisce, non esce più di casa, va benissimo a scuola, va in palestra, ecc… ma anoressica no…le anoressiche si dice che abbiano problemi di relazione con la mamma (ecco allora aumentare le mie paure ed insicurezze…) finché trovai il Cdca al quale Silvia fortunatamente si rivolse su mio invito (anche perché viceversa i famigliari nulla possono fare!!! Altro immenso problema che le famiglie si trovano a dover gestire: il figlio che non vuole farsi aiutare…).

Silvia iniziò così un lungo percorso (un anno) di incontri ambulatoriali con dietista, psichiatra, internista e la malattia continua ad impossessarsi di lei…la bestia (così viene definita l’anoressia) sembrava avere la meglio…ancora dubbi sulla validità di quel centro, sempre più impotenti nel vedere la propria figlia consumarsi fino a giungere alla necessità di ricovero…inizialmente pareva sufficiente un percorso in Day Hospital, poi Silvia, con i suoi terapeuti, optò per il ricovero ordinario per paura di non riuscire a gestire a casa quanto avrebbe appreso durante il Day Hospital…seguirono lunghissimi mesi per lei e per noi!! Nei primi 40 giorni non ho MAI potuto vederla, né sentirla…un contatto telefonico settimanale con il terapeuta…ed ancora sconforto! Silvia piano piano e con le tante difficoltà, superava le varie fasi terapeutiche che il percorso prevede fino a lasciare il Centro dopo oltre 5 mesi e proseguire per 6 mesi con il previsto follow up (incontri settimanali/quindicinali/mensili).

Silvia si è riappropriata della vita e noi con lei

Durante il suo ricovero ricordo la mia rabbia: rabbia con la bestia, rabbia con i terapeuti che non mi comunicavano nulla di nulla su quanto Silvia stava facendo (ma come, ha 15 anni ed io sono la mamma!!), rabbia per le frasi ignoranti che sentivo dalla gente che sapeva di Silvia (nel senso di non conoscere!)…volevo approfondire, capire il perché!!

Quante lettere abbiamo scritto, abbiamo trovato nello scriverci reciprocamente lettere, quasi una terapia per alleviare il distacco e comunicare a Silvia la nostra vita “fuori” e sentire della sua vita “dentro”…i suoi progressi che potevamo poi verificare durante l’unica ora di visita settimanale!

Fortunatamente abbiamo anche riscoperto la bellezza della condivisione con i nostri parenti più intimi, nonché il rafforzarsi di amicizie preziose, alcune nate proprio con la malattia di Silvia, e non ultima voglio ricordare l’incontro speciale con due famiglie di pazienti ricoverati con Silvia, una di queste la famiglia Scolari…grande e profonda l’amicizia fra Silvia e Mattia… Non finirò mai di pensarlo con convinzione: i medici del Centro ci dicevano che le amicizie nate in quel contesto non erano sane e non sarebbero durate, le definivano ‘amicizie malate’…ma Silvia e Mattia condividevano certo la stessa malattia ma, da subito, avevamo trovato in comune tanto tanto ancora….non scorderò mai l’ultimo saluto che si fecero…Mattia sarà per sempre con Silvia…

Durante il ricovero ho tenuto un diario personale…è stato un altro strumento prezioso per sfogare le emozioni che vivevo quotidianamente.

Vorrei inoltre parlarvi di mio marito, che è stata la presenza più importante, non avrei mai potuto superare la sofferenza di quel periodo senza il suo supporto, la sua razionalità nel cogliere il senso di tutto quello che veniva noi richiesto (la rigidità del Centro, che io definivo “il carcere”, la lontananza, la non comunicazione con i medici, ecc…).

Da 4 anni ormai, partecipiamo insieme ad un gruppo di auto mutuo aiuto, Nuovi Orizzonti, appartenente all’associazione AMA (Auto Mutuo Aiuto), proprio perché abbiamo compreso l’importanza di condividere con qualcuno il problema dei DCA (mia sorella mi ripeteva sempre che condividere dimezza il dolore e moltiplica la gioia)…ma soprattutto, la presenza al gruppo e il portare la mia testimonianza è per dare speranza: di DCA si può guarire!

Silvia si è ormai riappropriata della sua vita: si laureerà a fine anno, è fidanzata, ha fatto importanti esperienze in giro per il mondo, in Cile ed Africa, fa volontariato…vive! Fragile sull’argomento cibo/corpo? Certo…chi non ha un proprio “tallone d’Achille” col quale saltuariamente si trova a fare i conti?

Ma Silvia ha una marcia in più….ha sofferto, ha lottato, ha acquisito preziosi strumenti con i quali combatte e vince ogni qualvolta si sente vulnerabile…e noi con lei.

Daniela, mamma di Silvia