Vittoria

Vittoria - Marta Zanni
(2016, ed. Il Ciliegio)

L’adolescente Vittoria Zorzi ha un rapporto contrastante con i familiari, che sembrano non accorgersi di lei e della malattia che l’affligge. I suoi stati d’animo sono correlati al nutrimento: mangia quando è felice e le si chiude lo stomaco quando è in ansia o in situazioni problematiche. Nemmeno il suo ossessivo dimagrimento riesce ad attirare su di lei maggiore considerazione e i genitori la manderanno a Parigi per un soggiorno di studio e lavoro. I nuovi amici e le nuove esperienze non basteranno a sottrarla dalla sofferenza e solo con il tempo, tra Italia e Francia, amore e anoressia, Vittoria riuscirà, perseverando, a diventare la donna forte e solare che ha sempre desiderato essere.


Disastroso fallimento

Avevo pianificato tutto. Ero riuscita a trattenereperfino quell’ondata di malefico dolore che mi prendeva, ogni pomeriggio tornando a casa da scuola e che mi avrebbe spinto sotto un’auto qualunque.
La mia caparbia pazienza e il desiderio di affrontare almeno una morte dolce, visto che la mia vita non aveva potuto esserlo, mi aveva donato la forza di attendere.
A nulla era servito.
Mi svegliai con la nebbia tipica della Val Padana negli occhi, bucata da una fonte di luce gialla che spuntava proprio sopra di me. Mi ci volle un tempo che non riuscii a calcolare, per capire dove mi trovavo. D’altra parte mi bastò un attimo per comprendere che quello non era il Paradiso e, che ancora una volta, avevo fallito. Mi sentii sprofondare sotto il peso delle coperte del letto di ospedale su cui mi trovavo.
Con un velo di forza alzai la mano destra per asciugare le lacrime di disperazione che mi scendevano silenziosamente copiose. Urtai il naso e lo sentii occupato da un tubicino di plastica. Gli occhi presero un minimo di dimestichezza con la luce e incrociarono quella mano scarna che stava esplorando la cannula. Avevo un ago infilato nella pelle che copriva la parte esterna del polso. Da lì partiva un altro tubicino che andava a finire in una boccia girata a testa in giù, appesa a uno stelo.

“Non toccare Vittoria!”

Era la voce di Alessandro.
Lo guardai e lo vidi sfuocato come se fosse stato un ritratto di una foto scattata in movimento. I miei occhi erano troppo annacquati e stanchi per dare il meglio di loro. Piangevo e piangevo. Non sapevo far altro. Mi vergognavo di aver fallito.
Il suicidio può essere la via più breve per togliersi di dosso un dolore soffocante, ma se si sbaglia, se si commette il mio stesso errore, la vita diventa un peso ancora più insopportabile da portare. Oltre al male di vivere, si deve andare avanti con l’onta di aver tentato di morire. Solo chi ha provato quest’esperienza può capire come la società giudichi colpevoli di ergastolo psicologico, chi prova a liberarsi ‘definitivamente’ di un malessere mentale.
Alessandro mi guardava con tenerezza, la stessa che usava per accarezzarmi la mano.
“Perché l’hai fatto Vitt? Non potevi chiamarmi, chiedermi aiuto? Ti ho sempre detto che io ci sarei stato!”.
“Almeno tu Ale, non farmi pesare nulla! Sono stanca, tanto stanca… Se vuoi star qui a mettermi sul banco degli imputati, per piacere esci da questa merda di stanza!”.
Mentre pronunciavo quelle parole con un filo di voce, lo guardavo direttamente negli occhi, con una quantità di aggressività che non avevo mai provato prima. Non avevo intenzione di sorbirmi nessuna pantomima in quel momento, perché sapevo che presto sarebbe arrivata mia madre e avrei dovuto soccombere, schiacciata da quel supplizio.
Alessandro però non aveva intenzione di puntarmi l’indice come si fa contro un delinquente, voleva solamente afferrare il motivo del mio auto abbandono, del mio isolamento dal mondo e dalle persone che potevano essermi d’aiuto in quel frangente. Capii le sue buone intenzioni e solo dopo qualche giorno di degenza, riuscii a spiegargli, come fosse furba la malattia di cui ero affetta, di come ti logorasse prima il corpo, finendo a circuirti il cervello e i pensieri. Lo feci senza guardarlo in faccia, ma volgendo il mio sguardo al cielo che si apriva dopo una finestra di quella camera d’ospedale, come se raccontassi le mie pene a qualcuno che non poteva vedermi in quel momento.

Estratto dal libro “Vittoria!“, di Marta Zanni.

Guarda il video: Marta Zanni presenta “Vittoria!”


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Mercoledì 15 giugno 2016, presso la libreria Feltrinelli di Mestre (VE), la scrittrice Marta Zanni ha presentato il suo romanzo d’esordio “Vittoria!”: storia del cammino verso la guarigione di un’adolescente che ha sofferto di anoressia.

L’incontro è stato introdotto dalla Dr.ssa Rossella Oliva, Vice Presidente di ADAM.

Il romanzo racconta il difficile percorso della protagonista Vittoria per sconfiggere l’anoressia, una patologia legata al malessere interiore che può essere sconfitta con perseveranza e forza di volontà.

MARTA ZANNI, Socio ADAM, è nata a Torino e vive a Venezia. Con le sue opere è stata finalista in vari concorsi letterari. A “Vittoria!” seguirà la pubblicazione di “Il coraggio d’un disertore”, prevista per gennaio 2017.
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